L’ondata dei ricordi
È morto Francesco Guccini. E ancora una volta la morte scatena l’ondata dei ricordi.
Ed ecco i pomeriggi di adolescente commossa ad ascoltare Dio è morto o Auschwitz.
Poi ha fatto compagnia a infinite lacrime ascoltando Canzone per un’amica, perché anch’io avevo un amico morto in un incidente.
Per tanti anni non ho avuto per Guccini l’amore che avevo per altri cantanti. Avevo rispetto, ammirazione. Lui mi obbligava a pensare. L’ammirazione mantiene una certa distanza, anche quando, studiando a Bologna, riuscivo ad andare in osteria.
Guccini, per me, non è mai stato un idolo: era un maestro.
L’amore per Guccini è arrivato dopo quando, crescendo (o, meglio, invecchiando) le sue canzoni non sono più state solo il riflesso di un’emozione, ma l’espressione di quello che sentivo e non riuscivo a dire.
Vedi cara è difficile a spiegare, è difficile capire se non hai capito già...
Questo, per me, è stato il superamento del sogno adolescenziale di poter giungere a comprendere e farmi comprendere attraverso il dialogo e l’accettazione di qualcosa di più adulto, ma non triste. Finalmente avevo capito che la prima persona che doveva prendersi cura di me ero io: una lezione non facile.
Poi è arrivata una delle canzoni che più mi ha scosso, una canzone che ascolto spesso e che ha simboleggiato un altro dei miei passaggi di vita: Ti insegnerò a volare.
E sì, Guccini è stato per me prima di tutto un maestro, che mi ha accompagnato e mi ha aiutato ad imparare a volare.
Ma penso
che questa mia generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi,
perché noi tutti ormai sappiamo
che se dio muore è per tre giorni e poi risorge,
in ciò che noi crediamo Dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo Dio è risorto,
nel mondo che faremo Dio è risorto
Ci credevamo, davvero. Ci sentivamo realmente preparati a un mondo nuovo. Talvolta c’è una sensazione di fallimento. Perché abbiamo sì un mondo nuovo, ma non certo il mondo che abbiamo sognato.
Ciò che però è sempre valido è uno dei messaggi contenuti nella canzone: si può essere ben coscienti del presente, riconoscere che Dio è morto, e sperare ancora che risorga.
Non c’entra la religione. Quello che va salvato, sempre, è la speranza.
Oggi Dio è morto a Gaza, nella crudeltà dell’esercito israeliano, negli assassini dell’ICE, nell’insider trading di Trump e nell’ignoranza e nella violenza così comuni da essere banali. Dio è morto nella banalità del male.
Dio risorge, risorgerà, se rimaniamo umani.









