Certo che amo Milano.
Ho vissuto a Milano per otre 40 anni: la maggior parte della mia vita. Mio marito era un milanese DOC, uno dei pochi. Molti, moltissimi anni fa, suo nonno aveva una ferramenta in corso Buenos Aires.
A Milano ho comprato il mio primo appartamento, in Porta Romana, circa 60 mq, al terzo piano senza ascensore e con un bellissimo terrazzo su un cortile interno.
Una mattina mi capitò di non uscire per andare a lavorare. Poche ora dopo i vicini bussarono alla porta e, visto che ero malata, si offrirono di andare a farmi la spesa. Quando riuscivo a uscire presto dall’ufficio frequentavo corsi nel quartiere: computer, erboristeria, inglese.
Poi mi sono sposata a trasferita a casa di mio marito, vicino a corso Buenos Aires. Vicini più distratti: solo buon giorno e buona sera. Ma c’erano i negozi. Quelli piccoli, di quartiere, quelli che se arrivavo di corsa la sera e stavano chiudendo tiravano su la saracinesca quel tanto da farmi entrare e fare la spesa.
Un po’ alla volta è sparito tutto. Gli affitti sono sempre stati più cari che in altre città, ma negli anni sono diventati impossibili per qualunque stipendio normale. Con quello che pagavo per affittare un posto auto in un garage avrei potuto fare la spesa per tre mesi.
All’inizio esistevano ristoranti carissimi e trattorie economiche. Man mano le trattorie sono sparite.
La trasformazione di Milano da vivibilissima città, un po’ costosa e un po’ spocchiosa, a un affascinante e vuoto centro per ricchi con un totale disinteresse per tutto il resto della città non è stata casuale: è stata fortemente voluta, pianificata, decisa.
Oggi Milano è il quadrilatero della moda, un quartiere da cartolina plastificata e un po’ di negozi in corso Buenos Aires: un po’, perché molti sono chiusi.
Io sono andata via da Milano.
#riflessionidellacarla
#orientarelevele
E il seguito, alla prossima puntata
Carla Fiorentini