Vivo in un tempo quasi sospeso. In un limbo.
Tanti scatoloni ancora da disfare. Tanti armadi, mobili e cassetti ancora da mettere in ordine.
Procedo lentissimamente, compatibilmente con l’assoluta necessità di non fare troppi sforzi per non provocare, come invece ho fatto a gennaio, la frattura di una vertebra.
Ormai sono autorizzata a togliere il busto, mettendolo solo quando programmo passeggiate lunghe o lavori impegnativi.
Sto facendo fisioterapia e riabilitazione. È dura. Ogni volta torno a casa stravolta, dolorante. E ogni volta significa 4 giorni alla settimana.
So che mi fa bene, ma i benefici fisici sono affiancati dalla demoralizzazione quotidiana.
Però ho ricominciato a cucinare anche qualcosa di diverso da pasta in bianco e bistecca! Ieri mi sono fatta l’insalata russa, due giorni fa la peperonata e programmo persino un arrosto.
Leggo. O, meglio, rileggo. Rileggo libri già amati e già letti. Guardo film e telefilm già visti.
Mi commuovo, ancora e ancora, per storie che già so come finiscono.
Sono consapevole che questo sia un modo per tamponare le mie insicurezze, ma va bene così.
Dirò di più. Vedo troppe certezze, troppe persone sicure della loro verità, che fanno di tutto per trasformare le loro verità in sicurezze a danno degli altri.
E ripenso a una vecchia frase:
la mia libertà di agitare pugni in aria deve finire dove inizia il naso degli altri.
#riflessionidellacarla
#orientarelevele
E il seguito, alla prossima puntata
Carla Fiorentini