Il viaggio dell'eroe e la salute: qual è il premio
Cosa ottiene il paziente gestendo con consapevolezza il suo Viaggio dell'eroe?

In diversi articoli ho parlato di Viaggio dell’eroe in relazione a malattie gravi. Ne tratterò ancora: è un argomento che mi appassiona, che per me, paziente oncologico, ha fatto la differenza, su cui ho scritto, e sto scrivendo.
È arrivato, credo, il momento di chiarire un punto importante: cosa si ottiene percorrendo il viaggio dell’eroe in ambito salute.
Mi è difficile dare una risposta assoluta: il viaggio è un’esperienza personale, la malattia anche, quindi ciascuno troverà una sua personalissima risposta,
ma c’è qualcosa che può accomunare tutti e diventare una specie di quell’obiettivo che, nel coaching, è tanto importante determinare.
Il viaggio dell’eroe legato alla malattia è all’interno del grande viaggio che compiamo nella vita.
Nell’ambito di questo viaggio, dunque, la malattia rappresenta una scossa, ci induce a lasciare ciò che viene chiamata zona di confort, anche se spessissimo è tutt’altro che confortevole. In pratica, iniziare il viaggio legato all’esperienza della malattia ci permettere di compiere passi avanti nel viaggio della vita.
Ma ciò è, in un certo senso, marginale rispetto a quanto possiamo ottenere portando a termine il viaggio dell’esperienza specifica: la malattia.
Qualunque sia la malattia sconvolgente che ci induce a compiere lo specifico viaggio, chi lo porta a termine ottiene la felicità.
Non si tratta di quegli sprazzi di felicità che siamo abituati a contrapporre alla serenità, sostenendo, spesso, che la serenità sia a lungo termine mentre la felicità possa consistere solo in attimi e pensando, di conseguenza, che la serenità sia ben più desiderabile. Lo pensavo anch’io, prima, e sbagliavo.
E non si tratta nemmeno di quella felicità, forse un po’ ebete, di chi rifiuta di vedere o di affrontare le difficoltà.
La felicità di chi completa il viaggio indotto da gravi problemi di salute è una solida felicità, che lascia spazio anche a momenti di tristezza e, talvolta, disperazione, e viene sempre recuperata.
È la felicità di chi si è messo duramente alla prova, ha trovato le proprie risorse, sa cosa può affrontare, è felice.

Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.






