Costruire torri o cattedrali?

Ciascuno, nella vita, costruisce. Tu cosa scegli: torri o cattedrali?

Siamo tutti costruttori, e passiamo la vita a costruire. Possiamo costruire guardando l’orizzonte, e realizzare ponti o muri, ma di questo parleremo in seguito.
Possiamo costruire guardando il cielo ed edificare torri o cattedrali.

C’è una profonda differenza tra una torre e una cattedrale, anche se entrambe svettano verso il cielo.

Una torre è un inno a se stessi, al punto che, al giorno d’oggi, ci sono torri che portano il nome del loro costruttore, anche se è colui che ha pagato in denaro e dimenticano o sacrificano chi, invece, ha usato il sudore e la fatica. Una torre è in gara con il cielo o, come la Torre di Babele, è una sfida a Dio, un inno all’ego. Coloro che costruiscono materialmente torri sono automi, coloro che commissionano torri sono egocentrici sfruttatori.
Non c’è creatività nel costruire materialmente una torre: il lavoro è uguale e ripetitivo. Non c’è passione nell’edificare una torre, se non per se stessi.
Chi desidera edificare torri mira alla vetta e dimentica che può raggiungerla solo col solido sostegno di chi sta sotto.

Qualcuno costruisce cattedrali.
Una cattedrale si crea solo lavorando tutti insieme, non si commissiona. Non si costruiscono cattedrali senza partecipare, senza sporcarsi le mani col lavoro. La cattedrale è il trionfo dell’artigiano, che partecipa dando il massimo anche quando la sua responsabilità è quella di creare il fregio troppo in alto per essere visto: lui sa che c’è, sa di averlo fatto, e sa che senza il suo lavoro l’insieme della cattedrale non sarebbe completa, non sarebbe così bella.
Chi costruisce cattedrali prende parte, in piena libertà, al lavoro comune e alla creazione divina.

Nel fabbricare torri si è felici del successo, nel costruire cattedrali si è felici del lavoro svolto.

Tu cosa scegli: torri o cattedrali?
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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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