La libertà di essere diversi
Lamberto Maffei - La libertà di essere diversi – Edizioni Il Mulino 2011

Lamberto Maffei
è prima di tutto uno scienziato: è presidente dell’Accademia nazionale dei Lincei, professore emerito di neurobiologia alla Scuola Normale, ed è stato direttore dell’Istituto di Neuroscienze del CNR e del Laboratorio di Neurobiologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa.
Questo elenco non è per vantarne i suoi titoli, ma per segnalare che quando parla di funzionamento del cervello sa quello che dice, e riporta dati basati su studi scientifici rigorosi.
E infatti, per chi desidera approfondire, o per gli scettici accaniti, il libro è corredato di bibliografia scientifica in tutte le sue affermazioni.
È quello che tecnicamente può essere chiamato un “testo divulgativo”: semplice da leggere, rigoroso nei contenuti.
Ma per chi, come me, unisce una formazione scientifica alla sperimentazione pratica delle tecniche di comunicazione che spesso appaiono magia empirica, è un testo fondamentale perché dimostra come, finalmente, gli studi pratici sulla comunicazione e gli studi scientifici sulla neurobiologia si uniscano a confermarsi e approfondirsi l’un l’altro.
È anche un libro “per pensare”, per porsi domande (alcune scomode) sulla nostra società e sul nostro futuro, sulla globalizzazione e su come potenziarne i vantaggi riducendone i rischi.
Fino alla sorpresa finale, in cui lo scienziato e l’uomo di cultura, uniti, ci ripropongono una antica e affascinante ipotesi (ma, secondo me, è una grande verità): lo sviluppo dell’umanità, e la sua stessa salvezza, risiedono nel diritto di essere diversi, e in quello che molti chiamano follia.

Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.






