La fine del lavoro
Jeremy Rifkin - La fine del lavoro – Feltrinelli ed

Questo libro di Rifkin, scritto nel 1995 e pubblicato in Italia per la prima volta alla fine degli anni ’90, descrive perfettamente, con una precisione ed una chiarezza impressionante, una realtà che molti hanno rifiutato di vedere, e che negano tuttora.
Quando l’ho letto per la prima volta era, appunto, la fine degli anni ’90, e da dirigente di una multinazionale farmaceutica partecipavo ad alcuni progetti di ristrutturazione aziendale.
Ciò che raccontava Rifkin corrispondeva perfettamente con ciò che vedevo attorno a me.
Ho letto tutto il libro, aiutata da alcuni barattoli di Nutella (credetemi: era necessaria!). Pur impressionata dalla chiarezza con cui descriveva la situazione, continuavo (con inguaribile e mal riposto ottimismo) a pensare che le previsioni di Rifkin non si sarebbero realizzate fino in fondo. I governanti si accorgeranno di cosa sta succedendo! Leggeranno il libro di Rifkin! Porranno rimedio e freno alle peggiori catastrofi!
Eppure la storia insegna che nei momenti di vera crisi e vero cambiamento i governanti diventano semplicemente potenti, e il loro potere li acceca come e più del più povero e impotente dei cittadini.
Riletto oggi (magari con l’aiuto di superalcolici), La fine del lavoro chiarisce molti meccanismi, risponde a molti perché.
Rifkin è comunque andato avanti, e pochi anni fa ha pubblicato altri libri, tra cui uno che mi sembra essere altrettanto importante: La civiltà dell’empatia. Parla del passato e del futuro. E questa volta apre cuore e mente alla speranza, ed è leggibile anche senza Nutella o whisky: ve ne parlerò la prossima volta.

Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.






