Pazzia
È pazzo o no? La sua è pazzia o strategia?

È pazzo o no? La sua è pazzia o strategia?
Ovviamente mi riferisco a Donald. Queste domande riempiono dibattiti e post sui social.
Per ora lui ha ottenuto diversi risultati:
- non sono mai stata una fan degli USA poiché mi sembra un Paese adolescente, capriccioso. Un tempo erano pochi a non amare gli Stati Uniti (c’è un meraviglioso monologo di Giorgio Gaber sull’argomento), ma grazie a Donald ora milioni di persone detestano gli USA
- è riuscito nella mission impossible di rendere quasi accettabile l’Iran
- ha offeso tutti, ma proprio tutti (i social dicono che gli manca solo il Dalai Lama)
- è riuscito come nessuno mai prima di lui a far emergere l’ironia. Ho scoperto che persino l’integralismo più bieco come quelle degli ayatollah sa creare video molto divertenti: non l’avrei mai detto
- ha aiutato Bibi a rendere insopportabile Israele: il senso di colpa di noi europei verso gli ebrei quasi ci impediva di avanzare una qualunque critica e ora…
- ci sta facendo persino ristudiare teologia per capire appieno le minchiate sue e dei suoi amici
forse non sono proprio questi i risultati che voleva ottenere…
In questo clima mondiale io cerco di andare avanti con la mia vita!

Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.







