Insegnare le soft skills

Si può fare!

Il mondo del lavoro suddivide le competenze in soft skills e hard skills, e dà sempre maggior importanza alle prime.

  • Vengono definite hard skills le competenze tecniche, specifiche del settore in cui si opera e degli studi che si è fatto.
  • Vengono, invece, definite soft skills le competenze trasversali, proprie della persona.

Per fare dei parallelismi con concetti noti possiamo dire che le hard skills sono quelle del sapere e del saper fare, mentre le soft skills sono quelle del saper essere.


Personalmente trovo piuttosto ironica la terminologia inglese che definisce “pesanti” o “difficili, complicate” le competenze tecniche e “tenui, sommesse” le competenze personali: è molto più difficile imparare ad essere che imparare tecniche o acquisire informazioni.

In ambito scolastico possiamo dire che le hard skills di un insegnante sono le sue materie di insegnamento, mentre il saper insegnare fa parte delle soft skills. Ma non è questo l’argomento che, oggi, desidero trattare.

Ciò che mi interessa condividere è legato ad alcune riflessioni sull’apprendimento e l’insegnamento delle soft skills. Perché, a dispetto di tante convinzioni e, soprattutto, pregiudizi, le soft skills possono essere imparate e insegnate, a qualunque età.

Alcune università, e poche scuole secondarie, hanno iniziato da qualche anno ad insegnare argomenti e tematiche che possono essere annoverate tra le soft skills, ma si può fare molto di più.

E soprattutto sarebbe opportuno trasmettere questi insegnamenti nella scuola primaria, facilitando così l’intero percorso di vita degli alunni.

È possibile? Sì, non è neanche tanto difficile, e non richiede, per poter far qualcosa, né grandi progetti né grandi investimenti. In pratica: possiamo cominciare subito, nella speranza che prima o poi chi si occupa e preoccupa di riforme scolastiche inserisca queste competenze nei programmi, formando i docenti.

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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