La perdita di fiducia
Mi spiace dirlo, ma la fiducia nel medico sta diminuendo.

I problemi di salute aumentano, complice la crisi, l’innalzamento dell’età media, lo stress e la paura dilagante.
Eppure la fiducia nel medico diminuisce.
Non ho i dati di una recente analisi statistica, o di un’indagine specifica, ma leggo e ascolto.
E i primi ad essere danneggiati da questa perdita di fiducia sono proprio i medici, che si trovano bersagliati, che affrontano pazienti e familiari incavolati e spesso aggressivi e che, soprattutto, si trovano impediti nello svolgimento del loro lavoro.
Si è creato un circolo vizioso quasi impossibile da spezzare.
- Il covid è stato l’equivalente del periodo del terrore. Gli errori di gestione hanno fatto più danni dello stesso virus.
Poi, siccome la paura fa notizia, continuano a propinarci allarmi di pandemia. Complici, purtroppo, parrucconi che auspicano solo un ritorno del proprio successo televisivo.
Questo, però, è solo il problema più recente e più evidente.
- La burocrazia è stata la devastazione della relazione medico-paziente.
Ogni visita è ormai strutturata su metà del tempo dedicato alla lettura al computer di esami e cartelle cliniche, poi c’è la compilazione di altri moduli e pochi spiccioli dedicati all’ascolto del paziente, e ancor meno alla visita.
Il medico subisce la situazione tanto quanto il paziente.
- Poi ci sono i danni alla credibilità della medicina tradizionale imputabili alle aziende, al profitto e ai mercati.
Credimi, so di cosa parlo!
- I valori massimi di colesterolo, glicemie e trigliceridi sono stati abbassati più volte negli anni: come si fa a non pensare che il motivo sia quello di avere più pazienti a disposizione?
- L’altro elemento è quello del mercato degli integratori: una vera miniera d’oro gestita un po’ troppo grossolanamente.
La responsabilità non è del medico.
Il medico paga con la sfiducia molte responsabilità che non sono sue, prime tra tutte l’aver trasformato la salute in un potente (e profittevole) business e, non meno importante, l’aver consentito che le aziende farmaceutiche fossero quotate in borsa.
Insomma, errori gestionali gravi che, oggi, pagano sia il paziente che il medico.









