Il caregiver e la sindrome di wonder woman

Caregiver, lasciati aiutare!

Puoi fare di più, dovrei fare di più… molti caregiver lo pensano, lo dicono e, dal momento che la maggior parte dei caregiver sono donne, dopo un po’ si sviluppa la sindrome di wonder woman.


Quasi improvvisamente ci si ritrova caregiver.

In una società anziana, quasi priva di ammortizzatori sociali, con famiglie sempre meno numerose, l’attività di caregiver per un genitore anziano o per un coniuge è estremamente frequente, e raramente breve.

In poche parole, ci si sfianca, davvero.

L’amore e il senso del dovere si mischiano per farci andare avanti. Quando si parla della combinazione malattie e vecchiaia il percorso è lungo, la fatica tanta.

  • Si vorrebbero vedere miglioramenti, che invece sono rari.
  • Si apprezzano le giornate buone, ci si preoccupa in quelle cattive.

Ed emerge la sindrome di wonder woman: quella strana idea di poter ribaltare la situazione, quella convinzione che facendo di più, agendo meglio, sia possibile quasi risolvere il problema, ridare la salute.


Sappiamo bene di non essere Dio, ma emerge l’idea di potere e dovere aiutare meglio, di più.

Non succede quasi mai, e siamo solo sempre più stanche, demoralizzate e sole.


È una situazione che, in maniera diversa, accomuna quasi tutti gli archetipi del viaggio dell’eroe che stiamo vivendo.

Solo l’orfano e il viandante ne sono esenti, mentre il martire, il guerriero e il mago vengono colpiti in pieno, ciascuno con modalità e comportamenti diversi, ma tutti con sfaccettature della stessa sindrome.

Eppure, in qualche angolino della nostra mente, siamo consapevoli.

La vita, però, segue il suo percorso.

Ed è alla morte dell’assistito che la sindrome di wonder woman può facilmente trasformarsi in senso di colpa e inutili rimpianti. 

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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