Il bambino interiore

Sono solo riflessioni

Prova a digitare su google “bambino interiore” e verrai inondato da quasi 5 milioni di risultati in pochi secondi.

E prova ad ascoltare, o leggere, consigli per il ben-essere e molti faranno riferimento al bambino interiore.

È davvero così importante? E perché?

Sì, è assolutamente importante. Per le spiegazioni vere, serie, piscologiche, ti rimando ad uno dei risultati di google: ci sono moltissime informazioni.

Io vorrei riportarti alla tua infanzia, perché è lì che si trova il tuo io bambino, che è diventato interiore solo perché sei cresciuto.

Lui, o lei, è sempre lì, con te. Ti accompagna costantemente e può insegnarti tanto.

Nel crescere hai selezionato i ricordi ed è probabile che ti siano rimasti appiccicati molti ricordi tristi che ti hanno segnato, ma…

  • I bambini hanno l’attitudine e la forza di rialzarsi dopo ogni caduta. Non ci credi? Se così non fosse, saremmo ancora lì a gattonare!
  • I bambini hanno una fantastica capacità di trovare attimi di felicità in qualunque situazione. Non ci credi? Cerca bene tra i tuoi ricordi e troverai infiniti momenti di vera e pura felicità.

C’è di più.

Uno dei più potenti suggerimenti per il ben-essere è quello di essere se stessi, agire allineati con i propri valori, liberarsi da costrizioni o obiettivi indotti.

Facile a dirsi, più difficile da realizzare. Se ti hanno detto per anni che l’importante è il successo, che si vale per quanto si guadagna, che devi fare una professione che dia lustro, sarà molto difficile scoprire che il tuo ben-essere risiede nel fare il giardiniere, guadagnare solo ciò che serve, e serve davvero poco, e che non ti interessa essere famoso o avere follower sui social.

Siamo, inevitabilmente e inesorabilmente, condizionati. Dalla scuola, dai genitori, dagli amici, dalla società.

Da bambini no. E spesso troviamo proprio nei giochi, nelle felicità o nei desideri di quando eravamo bambini le nostri risorse e capacità più importanti.

Ecco perché serve ritrovare il nostro bambino interiore, portarlo con noi, accogliere i suoi suggerimenti ed eventualmente curare le sue ferite. Il nostro io più profondo è lì.

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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