Blocca l’effetto valanga!

Scopri l’effetto valanga, i rischi del farmacista, e come mettersi al riparo

Il termine effetto valanga viene generalmente utilizzato per parlare di stress. Lo stress, infatti, si accumula, e non solo. Bastano pochi minuti di relax o di meditazione per eliminare i danni di una giornata stressante, ma se continuiamo ad accumulare tensioni, senza mai spezzare il circolo vizioso, presto non basteranno neanche due settimane di vacanza: lo stress lasciato senza controllo si auto-alimenta, come una valanga.

Oggi, però, mi è venuto in mente l’effetto valanga in un ambito particolare: la vita del farmacista.

La pandemia ha fatto pagare un prezzo altissimo ai farmacisti in termini di stress, ansia, depressione, burnout. Aggiungiamo i problemi quasi cronici: stipendi bassi, turni faticosi, difficoltà nel conciliare lavoro e vita privata…

E ora molti farmacisti hanno scelto una forma di libera professione o stanno scegliendo professioni alternative.

Non è un fenomeno strano: il numero di coloro che, nel post pandemia, scelgono di lasciare il lavoro, cambiare vita, modificare la professione, è altissimo.

Ben venga il cambiamento consapevole!

Ma il rischio è proprio una specie di effetto valanga.

  • Quello che ho, il lavoro che facevo, non mi sta più bene.
  • Cambio, ma non so esattamente cosa voglio.
  • Vado per tentativi.
  • Continuo a lasciare ciò che non mi piace più, ma non ho una precisa direzione.

L’insoddisfazione infinita è alle porte, lo stress aumenta.


Personalmente non sono un’appassionata di obiettivi: credo che ci possano essere periodi nella vita in cui conta più la ricerca, il viaggio, rispetto alla meta e, soprattutto, credo che i desideri siano il vero motore. Prima si desidera, e poi si trasforma il desiderio in obiettivi, perché il desiderio è un moto del cuore e della pancia, un meccanismo di amore, mentre l’obiettivo è un moto del cervello razionale.

Attenzione, quindi, ad ascoltare i propri desideri, per poi trasformarli in obiettivi, evitando il più semplice, ma rischioso, meccanismo di sola fuga da ciò che non soddisfa più. Certo, allontanarsi da ciò che non piace e scegliere il cambiamento serve, ma senza il desiderio di come si vuole cambiare può essere rischioso. 

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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