Quale leadership serve in classe – 2° parte
Dopo aver definito, nell’articolo precedente, i diversi tipi di leadership, esaminiamo quale leadership serve ad un insegnante.
Chiunque voglia gestire persone o situazioni deve essere pronto ad utilizzare tutti i tipi di leadership, con la massima flessibilità, anche passando da un tipo all’altro nell’arco di pochi minuti.
Un altro elemento essenziale da ricordare è che un problema, o una difficoltà, che si presenta ad un determinato livello può essere risolta solo allo stesso livello, o al livello superiore. Così un problema di ambiente può essere risolto a livello di ambiente o di comportamento, ed un problema di valori può essere risolto come valore o come identità.
L’insegnante dovrà quindi essere estremamente flessibile, e attento sia alla classe nella sua totalità che al singolo studente in quanto può accadere che, in un gruppo, una singola persona si trovi ad un livello completamente diverso dal gruppo.
Ci sono poi, indubbiamente, momenti in cui è opportuno far prevalere una specifica forma di leadership.
- Durante il lavoro di gruppo, ad esempio, l’insegnante si concentra sul controllo dell’ambiente, facendo prevalere il management per eccezioni: interviene se e dove è necessario.
- Prima di una nuova attività è invece importante gestire i comportamenti: dettare le regole del gioco, e fare in modo che vengano comprese e condivise (se sono condivise, verranno rispettate!).
Ricordo che i livelli ambiente e comportamento sono anche quelli in base ai quali viene fornito il feedback agli studenti.
Spesso la scuola, e l’insegnante, tendono a concentrasi sul livello di capacità, e il relativo management per obiettivi, laddove il premio per l’obiettivo raggiunto è il voto al compito o all’interrogazione.
È dimostrato che questo tipo di management non funziona laddove sono richiesti sforzi creativi.
E, personalmente, ritengo che non ci sia nulla di più creativo che imparare, inteso come trovare il proprio personale metodo di studio e le proprie, personali, motivazioni per imparare. La cultura è basata sulla curiosità dell’apprendimento, e la curiosità fa parte della creatività. Questo è, forse, il grosso limite al sistema scolastico come lo conosciamo.
Attenzione, però: il problema non si risolve eliminando i voti! Ma riconoscendo i limiti del consueto management per obiettivi è possibile, grazie ad una leadership flessibile e mirata, aggiungere stimoli per superare l’empasse.
E il seguito alla prossima puntata.

Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.






