Leadership in classe: cos’è la leadership

Si parla molto di leadership, ma c'è anche parecchia confusione 

Esistono molti testi, scuole, corsi, che definiscono e lavorano sulla leadership. Ammetto che esiste anche tanta confusione, compreso il significato che viene attribuito al termine leadership
Spesso ho trovato l’uso del termine carisma come sinonimo di leadership. Non sono d’accordo!

La leadership è la gestione di colui che esercita un ruolo di guida. è flessibile, modulabile, variabile. Esistono stili di leadership personali, ed esistono stili di leadership più utili in determinate situazioni, al punto che oggi il leader più positivo è quello che sa cambiare il proprio stile di leadership in funzione del momento, del gruppo che sta guidando, dell’obiettivo da raggiungere e di cosa sta facendo il gruppo.

Il carisma è un’altra cosa. Tant'è vero che esiste uno stile di leadership che viene definito “carismatico”. Se i due termini fossero sinonimi tale definizione non avrebbe senso perché equivarrebbe a definire che una tavoletta di cioccolata è cioccolatosa.
Carisma è, letteralmente, il dono divino di affascinare gli altri, nel senso più ampio e totale del concetto di fascino.
Il termine carisma esiste anche in lingua inglese (charisma) e viene ritenuto sinonimo di “magnetismo”.
Chi ha carisma è considerato in contatto diretto con Dio, o con un più ampio senso di illuminazione e elemento Divino. O forse dovremmo ampliare ancor più il concetto e dire che il leader carismatico è in contatto diretto con l’ultraterreno, visto che a volte sembrano essere più in contatto col diavolo che con Dio (Hitler era indubbiamente un leader carismatico!).

Digressioni a parte, ogni insegnante è chiamato ad esercitare la sua leadership nella gestione della classe. E per farlo al meglio, nel modo più utile, è opportuno che conosca gli stili di leadership, identifichi il suo stile abituale, ed impari ad essere flessibile. Ma questa è un’altra storia!

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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