L’anomalia di Martire
Nel viaggio dell’eroe, l’archetipo del martire si dedica alla cura degli altri

Il martire, nel viaggio dell’eroe, trova la sua ragione di essere nel dedicarsi agli altri, forse nella speranza di essere degno di amore, talvolta con un pizzico di sacrificio, sempre con estrema dedizione.
Se cerchiamo l’aggressività negli archetipi guardiamo il guerriero, armato e pronto alla lotta: non penseremmo mai di trovarne traccia nel martire.
Però… anche le formiche, nel loro piccolo, si incazzano.
Molti tendono a dare per ovvia la disponibilità del martire:
è il medico che corre sempre e si accolla i turni dei colleghi, l’amico sempre disponibile, il collega sempre pronto ad aiutare, il familiare che “c’è” ogni volta che si ha bisogno. Pochi si accorgono di quanto fa, o di quanto amore ci mette.
Però Martire ha accolto la chiamata e sta percorrendo il suo viaggio dell’eroe, e ad un certo punto giunge al bivio: rinunciare al viaggio o diventare viandante.
E se il viandante chiama, guai a cercare di legare il martire.
Il viandante è descritto come un ribelle, ma la ribellione non è improvvisa. Spesso è preceduta dalla presa di coscienza, dalla rabbia, persino dall’aggressività, per spezzare le catene. Guai se, invece, le persone accanto cercano di rinforzarle.
Il martire nella fase di trasformazione cerca, generalmente, di staccarsi con dolcezza dagli obblighi che lui stesso si è creato, ma se le persone che, fino a quel momento, si sono appoggiate a lui, o hanno approfittato della sua disponibilità, cercano di ostacolarlo, sa che bisogna proseguire il cammino.
Non meravigliatevi, dunque, di trovare rabbia o aggressività nel martire: è in fase di passaggio verso il viandante che, a passaggio completato, magari sbatterà la porta allontanandosi, ma non sarà aggressivo.

Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.






