Il mondo sa che sto invecchiando

Una delle più care amiche compie gli anni oggi, ed è il segnale del cambio di età anche per me, pur nata a dicembre

Fino ai 60 anni mi sembrava semplicemente di dover cambiare un numero, ora, ogni tanto, vengo presa dalla paranoia dell’invecchiare.

Solo ogni tanto, però.

La voglia di imparare, di fare cose nuove, la capacità di fare cavolate, sono assolutamente immutate.

Il rapporto col tempo è cambiato con la malattia, quindi l’età non c’entra.

Poi, inesorabilmente, mi sento vecchia quando mi confronto con la tecnologia, che per me è un servizio, come l’auto, la TV, il telefonino, e non mi rassegno al concetto che sia l’elemento dominante nelle relazioni con le persone o col mondo.

Molti amici sono in pensione, e gli argomenti di conversazione inesorabilmente cambiano: gli acciacchi dominano laddove un tempo erano i casini con capi, colleghi, clienti.

E poi c’è un altro elemento, quello che fa più male: come ti vedono gli altri.

Ho il vantaggio di non essere mai stata abbastanza bella da dover rimpiangere, ora, i segni dell’età. Da tempo mi sono adeguata, in ambito professionale, ad essere chiamata Carla invece che Dottoressa Fiorentini, né mi ferisce, oggi, l’essere chiamata signora.

Mi ferisce, invece, quella consapevolezza di essere spesso snobbata. Non mi facilita la forte empatia che ho sempre avuto, e negli anni ho imparato a gestire. Li sento e li vedo, i pensieri che frullano. Cosa vuole quella lì: non è della nostra generazione, è obsoleta!

A volte preferirei capire che mi ritengono stronza, antipatica: almeno quello sarebbe una mia responsabilità. Ma sull’età non posso agire, a meno di non negarla, falsificare i dati. Ma questo, oltre ad essere complicato, contravviene tutti i miei principi di coerenza tra ciò che sono, ciò che faccio e ciò che dico.

Ecco, in fondo il problema è lì: io penso ancora di cambiare età, ma il mondo sa che sto invecchiando. 

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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