Il metaprogramma procedure o opzioni - La teoria
Dalla PNL: prosegue la descrizione dei metaprogrammi. Procedure o opzioni. Novità o abitudine?

Il metaprogramma procedure o opzioni è uno di quelli che incide sulla compliance del paziente, come vedremo prossimamente. Oggi racconto cos’è questo particolare metaprogramma.
Ci sono persone che preferiscono seguire la via conosciuta.
Ci sono situazioni in cui ci si affida volentieri all’abitudine.
Ci sono, invece, persone che desiderano avere un ventaglio di possibilità.
Ci sono situazioni in cui si cerca la novità.
Avete mai notato, ad esempio, che in un viaggio organizzato, anche se è un viaggio avventuroso o in luoghi esotici, molti tendono a sedersi sempre nello stesso posto in pullman? È la scelta procedure, una scelta spesso rassicurante. Anche fare sempre lo stesso percorso al supermercato, anche se la lista della spesa consentirebbe di saltare metà delle corsie, è lo stesso meccanismo.
Chi invece è portato per le opzioni sperimenta, cambia sempre qualcosa, cerca sempre un pizzico di novità.
Il metaprogramma procedure
o opzioni
è uno di quelli che vengono definiti “fattori di motivazione”: quei meccanismi che determinano cosa ci spinge all’azione.
La scelta verso le procedure
è rassicurante: chi tende a questo aspetto del metaprogramma viene motivato da un lavoro ripetitivo, di cui conosce bene i passaggi, le regole, desidera sapere con una certa precisione cosa deve fare, e come, e cosa viene dopo.
La scelta verso le opzioni
è invece più creativa: chi tende a questo aspetto del metaprogramma desidera inventare o cambiare qualcosa e si annoia facilmente.
Come ho dichiarato vedremo in altri post come questo incide sulla gestione del paziente, del cliente o dello studente.
Ora vorrei porre l’accento che non c’è una scelta giusta o una sbagliata: il meglio si ottiene con la flessibilità.
Ad esempio in termini di gestione del tempo la scelta verso le opzioni può essere molto dispersiva, mentre le procedure permettono di sapere a priori quanto tempo è necessario per una specifica attività.
Analogamente in termini di miglioramento continuo la scelta verso le procedure può essere estremamente limitante, mentre le opzioni permettono di ottimizzare le attività giorno per giorno.
E il seguito … alla prossima puntata.

Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.






