Il mago in farmacia

Il paziente Mago

Il Mago si assume la piena responsabilità della propria vita contribuendo alla creazione. Il Mago trasforma le parole in incantesimo, l’ombra in luce, l’esperienza difficile in risorsa e crescita personale.

Gli altri archetipi vedono il Mago come un risolutore dei loro problemi e lui stesso, se è ai primi livelli di consapevolezza, potrebbe vedersi in questa luce: sono arrivato qui, al top! E può pensare che il suo percorso sia terminato, che non abbia più niente da imparare. In effetti, è la sensazione che tutti proviamo raggiungendo un traguardo difficile o quando riusciamo a elaborare un’esperienza particolarmente dura. Godersi il trionfo è umano, e quasi doveroso, ma il viaggio è davvero compiuto solo quando si torna a casa e, arrivati al Mago, c’è la strada di ritorno da compiere.


La nostra attuale cultura vive il Mago in maniera assolutamente positiva, complice la visione New Age e il superamento dell’oscurantismo medievale che, invece, considerava solo gli aspetti negativi. Le promesse “cambia la tua vita in 24 ore”, “guadagna milioni in due mesi” fanno appello al Mago che c’è in ciascuno di noi e, in fondo, tutto il sistema economico azionario afferisce al Mago.


Il paziente che incarna l’archetipo del Mago è padrone di sé, responsabile della sua vita, consapevole.

  • Sa cosa gli serve e cosa desidera, ha abbandonato le ricerche del Viandante e l’aggressività del Guerriero. Non combatte più: trasforma.
  • Trasforma le attese, spesso lunghe: legge qualcosa che lo interessa davvero, oppure chiacchiera creandosi anche nuove amicizie.
  • Trasforma i problemi della malattia: potrebbe cogliere l’occasione per smettere di fumare o cambiare alimentazione, ma non per paura, ordine del medico o perché segue regimi alimentari consigliati da un amico o letti su internet (atteggiamento più tipico del Viandante), ma perché realizza qualcosa su cui ha riflettuto o a cui pensava da tempo.
  • Trasforma l’esperienza in risorsa, ma non solo quella specifica esperienza legata alla malattia: il paziente Mago fa, o ha fatto, l’inventario delle sue risorse, ha acquisito notevoli capacità di problem solving e ancora maggiore resilienza e ha compreso cosa è in grado di fare, accettare, sopportare.

E in termini di compliance? L’empowerment non gli manca, l’aderenza terapeutica nemmeno e, se non ha compreso o non ricorda posologie, durata e tempi di assunzione dei farmaci, fa domande precise. Anche la compliance è buona, ma deve essere davvero convinto, conoscere i motivi, fidarsi del medico.

La gestione del paziente mago in farmacia

il Mago non viene gestito, ma si lascia gestire o chiede di essere gestito. In questo paziente ci sono un pizzico di arroganza e una sensazione di potenza che potrebbero sfociare nell’onnipotenza.

Essendo pienamente consapevole che ogni esperienza può diventare risorsa, che ogni problema ha una soluzione e che è possibile affrontare qualsiasi cosa si desideri, non è un paziente… pienamente paziente.

Ha superato le sue debolezze, affrontandole ed eliminandole o accogliendole, e fatica ad accettare limiti e debolezze altrui, ma non fatevi ingannare: non c’è cattiveria. Cercate di essere chiari, puntuali, precisi e otterrete il rispetto del paziente.

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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