I nemici della comunicazione: la rabbia
La rabbia: un nemico della comunicazione davvero potente
La Rabbia pone davanti agli occhi un filtro rosso, collegabile agli istinti primordiali.
Tutto ciò che sentiamo è filtrato da una negatività di aggressione, e rispondiamo con parole in libertà, anch’esse aggressive.
Il canale di comunicazione è aperto, ma assolutamente distruttivo.
Rabbia e Paura vengono in genere riconosciute, almeno quando sono allo stato puro, sia da noi stessi che da chi ci sta vicino. Spesso se ne fraintende l’origine, o ciò che le ha scatenate, ma sappiamo cosa sono e quali sono le conseguenze.
La rabbia è un sentimento fortemente reattivo, ma sempre distruttivo.
Quanto può incidere la rabbia nell'ambito della salute?
A mio avviso moltissimo.
Il paziente può avere motivi di rabbia profondi o superficiali, verso il mondo e il destino o verso il medico stesso, o persino verso chiunque cerchi di aiutare.
- La rabbia superficiale può essere scatenata ad esempio da un’attesa ritenuta troppo lunga.
- La rabbia profonda potrebbe essere originata dalla malattia stessa, o da una terapia ritenuta inefficace, o da una lunga serie di consulti medici senza risultati.
- La rabbia nei confronti della malattia potrebbe avere anche risvolti positivi, se medico e paziente riescono a collaborare efficacemente trasformandola in una reattività costruttiva, da contrapporre all’abbandono passivo ad un destino avverso, ma questa trasformazione richiede un notevole impegno da entrambe le parti.
- La rabbia del paziente nei confronti del medico è pericolosa: genera sfiducia, mancanza di compliance e spesso porta poi alle cause legali. Fortunatamente è anche la più semplice da evitare, applicando le tecniche di comunicazione del fare pulizia, ascolto attivo, ricalco e guida.
Esiste una rabbia dei giovani, parzialmente fisiologica, che si esprime al massimo in ambiente scolastico. Esiste la rabbia legata alla frustrazione, alla paura, alla sensazione di impotenza.
Gestire la propria rabbia è fondamentale per la salute, ma il farmacista è spesso obbligato anche a gestire la rabbia altrui, nell'ambito della relazione di aiuto o per semplici motivi occasionali.
Ed è allora importante conoscere le tecniche di comunicazione, in particolare ricalco
e guida, per comprendere, accogliere, senza però farsi coinvolgere

Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.






