Gestire se stessi

Crisi, stress, problemi ... Ne sei sopraffatto o sai gestire te stesso? 

Tra tutti gli argomenti di management, tra tutte le cose che si possono imparare sulla gestione, la più complessa è sicuramente la gestione di se stessi.

La "capacità di gestire se stessi" è un'importante caratteristica del saper essere, forse la più importante, e la più difficile da imparare.

Dentro c’è tutto: come affrontiamo gli avvenimenti, i problemi, le relazioni, la resilienza e l’empatia. Ma c’è anche altro, come la voglia di conoscere se stessi, quindi tanta consapevolezza, e la capacità di scegliere e gestire i cambiamenti, seguire il flusso della vita.

Ci sono tanti modi per imparare a gestire se stessi (e tanti modi per insegnalo).

Io parto dai comportamenti per diversi motivi

  • Esaminare un comportamento permette di non giudicare, e di non sentirsi giudicati
  • Cambiare un comportamento è abbastanza semplice, molto più semplice che dover mettere in discussione valori o identità
  • Scoprire di avere un comportamento che mi danneggia, o è inadeguato al risultato che voglio ottenere, permette di iniziare subito a migliorare.

Vediamo quindi quali comportamenti corrispondo alla capacità di gestire se stessi.

  1. Chiedo aiuto e supporto quando è necessario
  2. Riesco a dire di NO con serenità
  3. Anche se mi sento offeso, so evitare reazioni scomposte
  4. Quando sono stanco mi prendo una pausa
  5. Quando sono sotto stress so cosa fare
  6. Mi prendo i giusti giorni di vacanza
  7. NON scarico sugli altri il mio malumore
  8. Sono soddisfatto del mio equilibrio tra lavoro e vita privata
  9. Ho hobby e interessi al di fuori del lavoro e li coltivo
  10. Riconosco quando sono stress
  11. Ho sogni e ideali da realizzare
  12. Non ho rancori
  13. Non ho rimpianti
  14. So chiedere scusa quando mi accorgo che gli altri si sentono offesi
  15. Mi diverto nel lavoro che faccio
  16. Mi prendo spazi per riflettere
  17. So gestire le discussioni senza offendere
  18. Non fuggo davanti ad una possibile discussione
  19. Riesco a non essere schiavo del mio umore e dei miei stati d'animo
  20. So ritagliarmi spazi per me

Comincia da qui, se vuoi.

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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