Come cambia il lavoro del medico: la medicina difensiva

Come cambia il lavoro del medico e come la comunicazione può aiutare: la medicina difensiva

Si definisce medicina difensiva la scelta del medico di prescrivere esami e accertamenti eccessivi e talvolta inappropriati in relazione alla sintomatologia del paziente al solo scopo di mettersi al riparo da eventuali cause per sospetta negligenza.

Si parla sempre più frequentemente di medicina difensiva.
  • È un problema per la società: i costi del sistema sanitario nazionale aumentano senza però aumentare il benessere del cittadino.
  • È un problema per il paziente. C’è una dispersione di tempo, e spesso di denaro, senza avere un servizio migliore.
  • È un problema per il medico, tant’è vero che i primi ad occuparsi di medicina difensiva sono proprio le società scientifiche.
Ma è un grosso problema anche per il medico come individuo: forzare la propria coscienza a fare cose che, in base alle proprie competenze professionali, sono inutili, genera uno squilibrio psicologico.
Lavorare in compagnia della paura, fare scelte basate sulla paura, genera le migliori condizioni per malessere, insoddisfazione e insonnia.
La consapevolezza di fare scelte professionali motivate dalla paura, anziché dalla competenza, crea poco a poco una sfiducia nella propria professionalità.

In pratica, dalla medicina difensiva vengono danneggiati tutti. E se il maggior danno per la collettività (e il paziente) è in termini economici, è il medico stesso quello che paga il prezzo più alto come individuo e professionista, ed è colui che ha più da perdere in termini di serenità e benessere personale.

Lo studio della comunicazione, in particolare degli strumenti e tecniche per ottimizzare la relazione medico – paziente, è un ottimo antidoto alla medicina difensiva, e un valido strumento per recuperare serenità e fiducia in se stessi.

Comprendere il paziente, entrare in sintonia, creare empatia, sono strumenti che offrono un doppio beneficio:
  • ottimizzando la relazione medico – paziente creano maggiore compliance, ma contemporaneamente permettono al medico di capire quali pazienti potrebbero essere più inclini al ricorso alle vie legali.
Inoltre è dimostrato che utilizzando gli strumenti e le tecniche di comunicazione il medico è più convincente e comprensibile, riducendo così gli errori dovuti ad equivoci.
Infine, ma importante, il paziente che si è sentito accolto e che percepisce di aver instaurato una buona relazione con il medico è decisamente meno incline ad attribuirgli colpe che non siano più che evidenti e ben documentate.

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La definizione di “ relazione di aiuto ” nasce nel 1951 quando Carl Rogers nel 1951 specificò che si tratta di " una relazione in cui almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere nell'altro la crescita, lo sviluppo, la maturità ed il raggiungimento di un modo di agire più adeguato e integrato ”. Carl Rogers è il fondatore del counseling . C’è spesso confusione tra relazione educativa e relazione di aiuto ma la confusione, a mio avviso, nasce in buona parte dal fatto che chi molto di quanto è stato scritto per argomentare le due tipologie di relazione nasce in ambito universitario e didattico, interessandosi più degli aspetti istituzionali che del lato pratico. Certamente chi educa aiuta, e chi aiuta educa , ma se ci riferiamo ad un contesto ben preciso, come quello dell’attività professionale quotidiana di un farmacista, ci sono alcune differenze molto specifiche. Ma in sostanza, serve davvero al farmacista conoscere le differenze? Il farmacista, in termini di comunicazione, svolge diversi ruoli e necessita di estrema flessibilità per passare da un ruolo all’altro o, meglio, per mettere in campo ogni volta le specifiche competenze che sono più utili. Per far meglio il proprio lavoro, o per affaticarsi meno nel farlo, è dunque utile conoscere e familiarizzare con i concetti basilari e le tecniche proprie di uno o dell’altro ruolo. Mi spiego meglio. Il farmacista vende . Non salute, ma prodotti. Le tecniche di vendita gli servono dunque per vendere meglio e anche per acquistare meglio, o saper controbattere ai venditori che incontra. Il farmacista consiglia . Il farmacista supporta il paziente e il medico per ottenere la massima adesione alle terapie. Il farmacista ha un importante ruolo sociale per migliorare salute e qualità di vita della popolazione. Le cose si complicano. Le tecniche di vendita non servono più, e in realtà non servono nemmeno quando il farmacista vuole passare dal puro atto di vendita alla più redditizia fidelizzazione del cliente. Ipotizziamo tre diverse situazioni, molto comuni nell’attività quotidiana. Il cliente presenta una prescrizione medica un po’ complessa e chiede aiuto per meglio comprendere e ricordare la posologia e la durata della terapia. In questo caso è ottimale far ricorso a tecniche di coaching , strumenti finalizzati al raggiungimento di uno specifico obiettivo. Il cliente ha un problema, non sa che fare, vuole suggerimenti e consigli, non sa neanche se andare dal medico o no. È preoccupato, ma confuso. È la classica situazione della relazione di aiuto. Il cliente ha un problema di salute. È sotto controllo medico, ma ha letto su qualche sito un po’ di tutto, sa che deve modificare il suo stile di vita o la sua alimentazione. Qui il farmacista passa al ruolo di educatore sanitario : chiarisce i dubbi, elimina le sciocchezze, fornisce suggerimenti. Ma quali sono le tecniche, le regole del gioco nei diversi ruoli? Un po’ di pazienza …
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