Cara Giorgia,

non ti ho votato, e non ti voterei mai, ma ti faccio gli auguri.

Non ti ho votato: non potrei proprio.

Sì, un po’ mi disturba quella fiamma tricolore che hai voluto lasciare nel simbolo, e quel saluto romano che alcuni dei tuoi si ostinano a fare mi fa venire l’orticaria.

Però credo sia ora, pur senza dimenticare, di lasciar perdere i giudizi basati su un passato che è decisamente aberrante (Mussolini non era una brava persona: fattene una ragione). E questo vale per i pronipoti del duce e per quelli di Stalin. Fattene una ragione: i comunisti non mangiano i bambini, ma il comunismo applicato è stato disastroso e mostruoso.

Faresti bene, secondo me, a ripudiare completamente quella robaccia tipo forza nuova. È vero che sono pur sempre voti, ma non ci fai una bella figura.

Mi spaventa, e questo sì, mi spaventa parecchio, quella facilità con cui tu e i tuoi parlate di devianze. E non cominciare a dire che sei stata fraintesa: il copyright per difendere le cavolate con questa frase è di Berlusconi.

Sono in completo disaccordo con te per quanto riguarda i diritti civili, e già questo è un ottimo motivo per non votarti, ma dietro quel termine devianze c’è tutto il mondo dei valori: i miei sono proprio diversi dai tuoi.

E visto che è palese il fatto che per te la diversità sia un difetto e non un arricchimento, un valore, potresti smettere di strumentalizzare il tuo essere donna a tuo favore, tanto non c’è un briciolo di energie femminili nella tua leadership.

Però ti faccio gli auguri.

E non solo perché in democrazia bisogna accettare il voto della maggioranza, non solo perché se è vero che tu hai vinto è anche vero che quelli che ho votato io si sono sforzati molto per perdere, ma perché siamo nei guai, e posso solo augurarmi che qualunque governo, persino quello che io non vorrei, faccia scelte che migliorano le cose, pensino a lungo termine, sappiano valutare le conseguenze delle decisioni. Insomma, un po’ di visione e pensiero sistemico. 

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Non so come si insegni la storia oggi. Ai miei tempi, parecchi anni fa, la storia era una favola affascinante, ricca di personaggi, o una sequela di date: dipendeva dall’insegnante. Ma era sempre nettamente separata dall’educazione civica (che, bisogna dirlo, era piuttosto trascurata e, quando l’insegnante si ricordava, consisteva solo nella lettura della Costituzione: meglio di niente, ma troppo poco per educare dei cittadini). Certo, l'educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, quindi non deve necessariamente preoccuparsi di sviluppare cittadini educati, ma solo informati. Non so neanche se l’insegnamento si chiami ancora Storia ed Educazione civica. Però credo che, attraverso l’insegnamento della Storia, si possano formare le coscienze, e migliorare la qualità di vita di tutti. La vittoria di Pirro ne è un bell’esempio . Sicuramente è importante spiegare che Pirro, re dell’Epiro, sfidò Roma, invadendo l’Italia nel terzo secolo avanti Cristo. In una delle battaglie (quella finale) i romani persero, ma causando tante e tali perdite all’esercito di Pirro che questi fu costretto ad abbandonare la guerra. Si possono aggiungere le date, spiegare la strategia militare, i nomi dei generali romani, e tutto quanto è compreso nel testo di storia, funzionale all’età dello studente. Ma si può anche cogliere l’occasione per spiegare che la definizione di “vittoria di Pirro” è rimasta nei modi di dire per evidenziare come una vittoria può equivalere ad una sconfitta . E da qui spiegare che non esiste solo la dicotomia vittoria – sconfitta, che non è indispensabile vincere o perdere. Se c’è un contrasto, se ci sono diversi punti di vista o diversi obiettivi, si può vincere insieme. Grazie a Pirro diventa più semplice spiegare quanto sono vane alcune liti, e quanto invece si può guadagnare con una negoziazione . Attenzione! Negoziazione, e non compromesso! Quando la guerra è in atto, al massimo si raggiunge un compromesso. Ma prima che la battaglia si scateni, che la lite raggiunga l’apice, si può tendere alla negoziazione: comprensione dell’altro e delle sue priorità e scelta di un obiettivo comune. Impossibile? Difficile? Complesso! Ma quanto si vive meglio! Questo è quanto scrivevo alcuni anni fa. Oggi, mai come oggi, è fondamentale ricordare il concetto della vittoria di Pirro. Oggi si combatte per vittorie immediate, con battaglie basate fondamentalmente sulla forza. Oggi si dimentica quanto siamo interconnessi e quanto la apparente sconfitta di uno diventa, in poco tempo, la sconfitta di tutti. A me sembra che i contendenti di oggi, e uno in particolare, stia precipitando verso una vittoria di Pirro, con gravi danni per tutti.
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